Interventi per ernia discale

Trattamenti non-chirurgici per ernia discale

Le  tecniche miniinvasive non-chirurgiche prevedono il trattamento percutaneo , cioè senza incisioni cutanee ma attraverso l’inserimento di un ago all’interno del disco intervertebrale utilizzando la guida radiologica o TC. Questo permette una guarigione più rapida rispetto alla chirurgia tradizionale e la riduzione delle possibili complicanze collegate alla chirurgia e alla anestesia. D’altra parte non sono tecniche che possano essere sempre utilizzate ma il loro impiego deve essere riservato a pazienti selezionati: non sono indicate quando ci si trovi di fronte ad ernie molto voluminose, espulse o a dischi estremamente deteriorati.

Le principali tecniche da noi  utilizzate sono:

– discolisi con ossigeno-ozono
– decompressione discale meccanica o in radiofrequenza
– decompressione discale con laser “freddo”

Come avviene la procedura?

Il paziente viene preparato secondo la procedura specifica per gli interventi chirurgici maggiori, comprendente la valutazione preoperatoria degli esami ematici e di laboratorio e la raccolta del consenso informato. Poiché la procedura è un atto chirurgico anche se non prevede incisioni con bisturi si porrà grande cura alla sterilità, alla disinfezione, con la preparazione di un campo operatorio.

 

 

All’ingresso in sala operatoria viene posizionato un ago sul braccio del paziente per un accesso venoso (una flebo),  per la somministrazione di farmaci durante l’intervento in caso di necessità; viene inoltre eseguito durante tutta la procedura il monitoraggio della frequenza cardiaca e della saturazione dell’ossigeno ed il controllo della pressione arteriosa. Il paziente viene quindi posizionato sul letto chirurgico in decubito prono (a pancia sotto), su un letto particolare che consenta  l’impiego dell’apparecchio radiologico durante la procedura.

Viene quindi eseguita una anestesia locale, si posiziona l’ago a livello del disco intervertebrale: una volta accertata la posizione esatta, a seconda del tipo di procedura che deve essere eseguita si introdurrà il dispositivo per la decompressione meccanica, per la radiofrequenza, per il trattamento laser o si inietterà semplicemente  la miscela di ossigeno-ozono (prelevata sterilmente dall’apparecchio che produce l’ozono al momento). La procedura richiede pochi minuti ed è praticamente indolore.

Decompressione Discale con sonda meccanica o radiofrequenza

Con il termine decompressione discale si definisce la procedura di asportazione di materiale del nucleo polposo dei dischi intervertebrali; la procedura si pensa agisca provocando una diminuzione della pressione intradiscale e di conseguenza un calo della pressione sulle radici spinali.

Quando è indicato il suo utilizzo? Criteri di selezione del paziente su cui effettuare la procedura:

– Clinici: lombosciatalgia resistente ai trattamenti conservativi (farmacologici e fisioterapici) e che non ha risposto o solo temporaneamente ad una o più peridurali selettive e che data da almeno tre mesi.

–   Neurologici: lombosciatalgia con positività ai segni di irritazione radicolare associata o meno alla presenza di parestesie o ipoestesie a distribuzione dermatomerica coerente con il livello da trattare.

–  Neuroradiologici: visualizzazione di ernia del disco contenuta (bulging), congrua con la sintomatologia, complicata o meno da patologia degenerativa dell’unità desco-somatica.

– Esiti di chirurgia di microdiscectomia con recidiva di ernia.

 

Come avviene la procedura?

Il paziente viene preparato secondo la procedura specifica per gli interventi chirurgici maggiori, comprendente la valutazione preoperatoria degli esami ematici e di laboratorio e la raccolta del consenso informato. Poiché la procedura è un atto chirurgico, si porrà grande cura alla sterilità, alla disinfezione, alla definizione di un campo operatorio, oltre a garantire un accesso venoso, il monitoraggio della frequenza cardiaca e della saturazione dell’ossigeno. Il paziente viene posizionato sul letto chirurgico in decubito prono, con adeguati sistemi di supporto che garantiscano stabilità, comodità e l’impiego dell’amplificatore di brillanza in posizione antero-posteriore e laterolaterale. In seguito ad anestesia locale, si posiziona l’ago a livello del disco intervertebrale: una volta accertata la posizione esatta, si attiva la sonda e si rimuove del materiale del nucleo polposo. La procedura richiede pochi minuti ed è praticamente indolore.

 

Cosa avviene dopo la procedura?

Il paziente viene trasferito dal letto curvo alla barella e, verificata l’assenza di effetti avversi, viene riportato in reparto. Il beneficio si sentirà con gradualità dal primo giorno postoperatorio al trentesimo. Per i primi 20 gg il paziente dovrà indossare un busto di tipo A con stecche.

Decompressione Discale con laser “freddo”

 

Utilizza un laser per portare allo stato liquido il contenuto del disco e poterlo aspirare attraverso un ago posizionato sotto controllo radiologico. Rispetto al laser “tradizionale” questa tecnica permette di non riscaldare eccessivamente i tessuti e quindi di ridurre le possibili complicanze

 

Quando è indicato il suo utilizzo? Criteri di selezione del paziente su cui effettuare la procedura:

– Clinici: lombosciatalgia resistente ai trattamenti conservativi (farmacologici e fisioterapici) e che non ha risposto o solo temporaneamente ad una o più peridurali selettive e che data da almeno tre mesi.

–   Neurologici: lombosciatalgia con positività ai segni di irritazione radicolare associata o meno alla presenza di parestesie o ipoestesie a distribuzione dermatomerica coerente con il livello da trattare.

–  Neuroradiologici: visualizzazione di ernia del disco contenuta (bulging), congrua con la sintomatologia, complicata o meno da patologia degenerativa dell’unità desco-somatica.

– Esiti di chirurgia di microdiscectomia con recidiva di ernia.

 

Come avviene la procedura?

Il paziente viene preparato secondo la procedura specifica per gli interventi chirurgici maggiori, comprendente la valutazione preoperatoria degli esami ematici e di laboratorio e la raccolta del consenso informato. Poiché la procedura è un atto chirurgico, si porrà grande cura alla sterilità, alla disinfezione, alla definizione di un campo operatorio, oltre a garantire un accesso venoso, il monitoraggio della frequenza cardiaca e della saturazione dell’ossigeno. Il paziente viene posizionato sul letto chirurgico in decubito prono, con adeguati sistemi di supporto che garantiscano stabilità, comodità e l’impiego dell’amplificatore di brillanza in posizione antero-posteriore e laterolaterale. In seguito ad anestesia locale, si posiziona l’ago a livello del disco intervertebrale: una volta accertata la posizione esatta, si attiva il laser che liquefà parte del nucleo polposo; la parte liquefatta viene poi aspirata attraverso lo stesso ago. La procedura richiede pochi minuti ed è praticamente indolore.

 

Cosa avviene dopo la procedura?

Il paziente viene trasferito dal letto curvo alla barella e, verificata l’assenza di effetti avversi, viene riportato in reparto. Il beneficio si sentirà con gradualità dal primo giorno postoperatorio al trentesimo. Per i primi 20 gg il paziente dovrà indossare un busto di tipo A con stecche.

Discolisi con ozono

Con il termine discolisi si definisce la procedura di somministrazione di ozono a livello dei dischi intervertebrali. L’azione dell’ozono a livello dei dischi è di tipo antinfiammatorio e disidratatante: si pensa agisca provocando una diminuzione del volume e della pressione intradiscale ed una riduzione dell’infiammazione discogena e di conseguenza un calo del dolore.

Quando è indicato il suo utilizzo? Criteri di selezione del paziente su cui effettuare la procedura:

– Clinici: dolore lombare da causa discogena, lombosciatalgia resistente ai trattamenti conservativi (farmacologici e fisioterapici), che non ha risposto o solo temporaneamente ad una o più peridurali selettive e che dura da almeno tre mesi.

– Neurologici: lombalgia o lombosciatalgia con positività ai segni di irritazione radicolare associata o meno alla presenza di parestesie o ipoestesie a distribuzione dermatomerica coerente con il livello da trattare.

– Neuroradiologici: visualizzazione di ernia del disco non contenuta anche espulsa o disco completamente degenerato ma di spessore ancora conservato, congrua con la sintomatologia, complicata o meno da patologia degenerativa dell’unità disco-somatica.

– Esiti di chirurgia di microdiscectomia con recidiva di ernia.

Le indicazioni a tale tecnica vengono date quando la somministrazione paravertebrale sia risultata inefficace oppure se la sintomatologia sia troppo acuta e richieda l’utilizzo di tecniche “maggiori” rispetto alla paravertebrale. In genere un solo trattamento è sufficiente ad ottenere degli ottimi risultati in una alta percentuale di casi; il ritrattamento viene riproposto quando il risultato o il grado di soddisfazione del paziente non sono ottimali.

Il paziente viene posizionato prono (a pancia in giù) sul lettino operatorio; utilizzando l’apparecchio radiologico si localizza con precisione il disco intervertebrale o il nervo da trattare. Dopo avere effettuato una anestesia locale della pelle e dei tessuti sottostanti si posiziona l’ago a livello del bersaglio e si somministra la miscela gassosa di ozono.  La procedura dura circa 20 minuti, compresa la fase preparatoria ed è praticamente indolore; solamente un leggero fastidio o dolore possono essere avvertiti durante il posizionamento dell’ago o l’iniezione del gas. Inoltre il paziente deve essere avvertito del fatto che la sintomatologia dolorosa può accentuarsi per qualche giorno prima di avviarsi a risoluzione, con tempi variabili fra 10 giorni ed un mese.. Non sono necessarie cure o attenzioni particolari dopo l’infiltrazione, se non riposo per i tre giorni successivi e quindi una ripresa della normale attività lavorativa e riabilitativa quando indicata.

DOMANDE FREQUENTI SULLA DISCOLISI CON OZONO:

Qual’è la differenza tra l’intervento tradizionale chirurgico e la discolisi?

  1. Nel tradizionale intervento chirurgico , il paziente è sottoposto ad anestesia generale o spinale e si usa il bisturi, aprendo i tessuti e rimuovendo materialmente l’ernia. La discolisi percutanea invece è una metodica che si effettua senza dover incidere i tessuti, nè tantomeno usare il bisturi, ma inserendo un ago sottile e tramite esso viene immesso nel disco intervertebrale lesionato una piccola quantità di gas, cioè l’Ozono.

Perché proprio l’Ozono, cosa provoca questo gas?

  1. L’Ozono, che è un gas che viene prodotto da un apposito generatore durante la procedura, ha un effetto antiinfiammatorio e  “disidratante” sull’ernia in quanto possiede una spiccata proprietà ossidante. Il problema è che questo effetto disidratante non sempre avviene a parità di dosi e concentrazioni .

Quali sono i vantaggi dell’uso dell’ozono?

  1. I vantaggi sono tantissimi, innanzi tutto perché il paziente viene trattato con questa metodica senza che i suoi tessuti profondi ne abbiano delle conseguenze, non si creano cicatrici ne’ esterne ne’ interne, responsabili queste ultime, di dolori postumi negli interventi a cielo aperto, inoltre non vi è anestesia generale ma solo locale.

Le probabilità di successo sono basse?

  1. No, anzi sono discretamente alte ma in relazione al tipo di ernia discale.

Dove viene effettuato l’intervento?

  1. In sala chirurgica per avere la massima igiene e asepsi ma esiste anche l’ozono-terapia ambulatoriale

Qual’è la differenza?L’ozono terapia ambulatoriale consiste in una puntura intramuscolare in corrispondenza del disco malato; questa tecnica più antica viene effettuata dal 1984. La metodica possiede  qualità palliative, disinfiammanti, antalgiche in quanto non agisce direttamente (l’ernia) in quanto il gas non viene immesso dentro il disco.

L’ozono terapia ambulatoriale viene effettuata con dieci-dodici sedute, mono o bi-settimanali in ambulatori autorizzati, gestiti da medici che abbiano fatto un regolare corso. L’effetto della terapia si manifesta in un periodo compreso tra le 4 e le 10 settimane.Si basa sul fatto che vari fattori umorali contribuiscono alla produzione del dolore. L’ozono agendo con meccanismo antinfiammatorio ed antiossidante contribuirebbe al ripristino dell’equilibrio biochimico.

Quanti giorni di riposo occorrono per il post discolisi?

  1. Una convalescenza brevissima, solo un paio di giorni rispetto ai 20-30 negli interventi open. Abbiamo poi l’assenza di “complicanze tardive”.

Cosa sono le “complicanze tardive”?

  1. Quando si opera “a cielo aperto”, si creano delle cicatrici che così come si formano sulla cute, così si vengono a creare anche in profondità intorno alle strutture nervose. Queste fibrosi-cicatriziali , in una discreta percentuale dei casi, anche a distanza di anni, si infiammano e rievocano lo stesso dolore che il paziente aveva prima di essere operato.

Per concludere?

E’ fondamentale che il paziente venga visitato da chi possiede una esperienza clinica notevole sul problema delle ernie del disco e su quello della colonna vertebrale . Il rischio è che si cada nella rete di “ avventurieri” o inesperti che magari sono “padroni” solo di una tecnica senza approfondite conoscenze cliniche ( algologiche, neurologiche, psicologiche, radiologiche )  e sulle reali indicazioni alla tecnica piuttosto che alla chirurgia tradizionale.

C’è il rischio concreto che il “gestore” di quella determinata tecnica tenda a forzare le Indicazioni e ad applicarla estensivamente su tutti i casi.

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